Quando ero piccolo, il mio papà ci portava allo stadio me e i miei fratelli a vedere le partite del Napoli.
Mi
ricordo che si arrivava molto in anticipo per riuscire a parcheggiare e
prendere un posto decente e si usciva un po' prima della fine , per
evitare il traffico al ritorno.
Rischiando e , è anche accaduto, di perdere un goal fatto negli ultimi minuti.
Non godendo in pieno l'esperienza.
Crescendo, come chiunque, ho preso esempi da mio padre.
Come
una spugna che assorbendo acqua , ne trattiene una parte, anch’io
assorbendo esperienze e modi di vita dei miei genitori , ne ho
trattenute.
Compreso questo comportamento.
Ma mi rendo conto che non paga.
Non vivi appieno, non godi e non fai godere chi sta con te, ammesso che ci stia ancora.
Ottimizzare in questo modo , ti evita problemi ma ti priva di gioie, di vissuto.
E’
venuto il momento di cambiare spugna , di abbandonarla, visto che
l’acqua trattenuta ti intrappola anziché renderti più duttile e
maneggevole.
Non so come si fa e ne, se riuscirò a farlo.
Forse più che cambiarla dovrei lasciarla seccare e far evaporare quell’acqua che non va più bene.
Quell’acqua mi ha nutrito , mi ha fatto crescere , mi ha dato una direzione nella vita, mi ha fatto essere quello che sono.
Ma ora mi conduce in un vicolo cieco, in un labirinto senza uscite.
Ho necessità di nuova acqua.
La mia acqua.
Quella con cui ribagnare la spugna.
Spugnando quella in eccesso e lasciando quella che occorre.
Questo vuol dire crescere.
Anche se me ne sono reso conto alla mia veneranda età.
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