domenica 26 giugno 2016

HANDICAP

Molte mie azioni iniziano ad assumere una forma di abitudine, una routine , una ritualità.
Per cui quel piacere originario che ti riempiva di gioia nel compierle, sembra essersi smarrito.
Ti inizi a chiedere il perché le fai.
Se davvero ne hai necessità oppure coprono un tuo effettivo bisogno non manifesto.
Una di queste è il caffè.
Caffè che, da napoletano ho iniziato a bere a Milano che, può sembrare una contraddizione ma non lo è.
Ma pur avendo iniziato in tarda età, tempo dopo tempo , il napoletano che è in me, ha iniziato a venire fuori con la sua professionalità e a pretendere che venga fatto come deve essere fatto.
Non per arroganza ma, per rispetto a qualcosa che è sacro , che è un rito , che è un piacere per la vita e che diversamente non lo è.
Purtroppo quotidianamente deve fronteggiare coloro per cui il caffè non ha la stessa sacralità che io richiedo.
Mi trovo quindi spesso a bere caffè che più che un piacere per la vita ne sono un dispiacere.
Cerco di stare attento, di scegliere il bar e il barista che rispetta il mio modo di berlo ma , spesso non è così.
Faccio educazione ai baristi.
Perfino in ufficio ho la macchina preferita rispetto alle altre.
Ma niente.
Allora mi chiedo se effettivamente di caffè ho bisogno o lo uso per un bisogno secondario.
Uscire , incontrare altri.
In questo modo non so più se bevo il caffè per la voglia di berlo o come scusa.
Oggi per evitare di ritrovarmi in questa situazione, mi sono inventato il caffè con handicap.
Ossia con fattore di difficoltà per andarlo a bere.
Anziché prendere la macchina , lasciando il caldo fuori , per raggiungere il bar dell’altro paese, ho usato la bici.
Ci ho impiegato quasi 50 minuti anziché dei 15 in macchina.
Quando sono arrivato a destinazione, ho capito che avevo voglia di un caffè , che me lo ero meritato e con non era un semplice passatempo.
Mi sono gustato il caffè, fatto ovviamente come sanno che deve essere fatto.
Ma avere un sapore diverso, il sapore della conquista.
Forse nella vita, dovremmo aggiungere di tanto in tanto un handicap, per ritornare ad apprezzare ciò che ci sembra una routine o una dipendenza da cui non sappiamo uscire.

O per capire che era effettivamente questo, per così lasciarla andare e non perderci più tempo e non rovinarci più la vita. 

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