Oggi, uscendo di casa sentivo il bisogno di percorrere strade differenti da quelle abituali degli ultimi tempi.
Non so se per nostalgia o per fallimento.
So che ero guidato da un senso di vuoto che aveva necessità di essere ascoltato, più che essere riempito con qualcosa di inservibile.
Era un camminare meditativo, per ascoltare con attenzione i miei pensieri, che girovagavano incessantemente per la testa e tutt’ora lo fanno.
Avevo bisogno di facce, di sguardi, da tempo mancanti ai miei occhi.
Non facce necessariamente di persone conosciute, ma facce che se pur estranee, mi dessero un senso di familiarità, da troppo tempo assente nella mia vita.
Sono facce che le riconosci, le percepisci dagli sguardi, dal viso, dalla loro temporanea accoglienza, anche solo incrociandole.
Ecco forse, avevo necessità di essere accolto.
Ma dove ? Queste strade sono comunque strade conosciute pur se non più frequentate da tempo, nel tempo orario in cui le ho percorse.
Alla fine ho fatto una scelta istintuale o forse quella più probabilistica nel potermi dare ciò di cui andavo in cerca.
Sono entrato in un bar, che da tempo non frequentavo, per prendere il caffè, l’alternativa era prenderlo da solo a casa.
Ho preferito prenderlo da solo al bar, solo fra il rumore della gente.
Rumore che tempo fa mi infastidiva, ma oggi era quasi necessario per quel vuoto che portavo in giro, terapeutico.
Ad accogliermi c’era una nuova persona, una persona che conoscevo di vista ma mai conosciuta di persona.
Una persona che in modo professionale è riuscita a darmi quell’accoglienza di cui avevo bisogno.
L’accoglienza educata che si dà anche ad estranei, perché fa parte del lavoro.
Mi sono sentito a mio agio.
Ho bevuto, forse per la prima volta o da tanto tempo, il caffè, senza curarmi di chi ci fosse intorno.
Conscio che di fronte a me, dietro al bancone, c’era una persona attenta al suo lavoro e ai suoi clienti.
Una barista.
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