Stamattina mi sono recato al Bar per prendere il caffè.
Mi sono sbrigato a raggiungerlo, non tanto perché avessi fretta per fare altro, ma per evitare gli atri avventori, abitudinari come me, ma molto chiassosi.
Questo non mi fa bere e gustare il caffè in santa pace.
Per cui conoscendo il problema e la mia esigenza, mi sacrifico io.
Arrivato al bar, mi accorgo di aver correttamente anticipato i tempi.
Al banco c’è solo lei.
I nostri sguardi fanno subito presa tra loro.
Come avviluppati in un abbraccio, ottico, che diversamente non potrebbe esserci.
Mi prepara il caffè, lo prepara anche per lei, per berlo insieme, anche se separati da un bancone.
Gli sguardi sono ancora in contatto, chissà cosa si stavano comunicando, sicuramente qualcosa di bello.
Continua a guardarmi fisso, a sostenere il mio sguardo con attenzione e silenzio.
Facendo parlare gli occhi anziché le inutili parole di circostanza.
Nel frattempo arrivano gli atri clienti che ho preceduto strategicamente.
Lo sguardo poco per volta perde il contatto, ovviamente c’è da lavorare.
La saluto e a malincuore vado via.
Ritornando, mentre cammino mi chiedo il perché di quello sguardo, di quel magnetismo creatosi.
Cosa avevo di diverso oggi.
Vado in bagno, dove c’è uno specchio.
E lì come sempre, la verità si rivela tutta.
Lo specchio è crudelmente sincero, non nasconde la verità.
Ho capito il perché di questi sguardi reciproci.
Avevo la guancia piena della marmellata, che avevo messo sulle fette biscottate per colazione.
venerdì 2 agosto 2019
SGUARDI
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento