Normalmente sono una persona che controlla quello che fa e se ha tutto ciò che gli occorre.
Non ne faccio un vanto, perché non lo è.
E’ più una forma maniacale.
Sono di quelle cose dannose che , quando iniziano dovresti immediatamente porre fine.
Perché se non lo fai ti prendono completamente e ti complicano la vita, senza più venirne fuori.
Ogni giorno, ogni minuto , ogni attimo è una guerra senza scampo.
Una guerra il cui vincitore unico è sempre lui, il controllo.
Ma la guerra col tempo stanca e debilita.
Stamattina il controllo e il controllore sono andati in burnout.
Mentre aspettavo il treno e telefonavo a mia figlia, mi sono accorto di non avere con me nulla se non la borsa per il pranzo, il resto era li a casa.
Fortuna che ciò che avevo lasciato era uno zaino, e non un bambino, che, ho facilmente recuperato, avendo la fortuna di accorgermene prima di partire.
Tempo fa avevo dimenticato gli occhiali, ma in quel caso lo aveva fatto troppo tardi e nessuno che avevo incontrato me lo aveva fatto notare , proprio come oggi.
Uno potrà sostenere che forse è un evento positivo, che finalmente sono riuscito a vivere un momento di leggerezza, liberandomi dal controllo.
E invece no, quando tornerò a casa , sarà li ad attendermi.
E anziché pronunciare qualche parola di conforto, per sdrammatizzare quanto accaduto, sarà severissimo.
Pretenderà da me un controllo maggiore di prima.
Vedremo il mio cervello come reagirà.
Se si sottometterà a quanto gli sarà richiesto oppure si ribellerà facendomi uscire di casa in mutande.
Comunque vada, per me , son mazzate.
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