Arrivo nell'atrio di ingresso della palazzina in cui lavoro.
L'animo è già a terra.
Ci vuole pochissimo per buttarmi giù definitivamente.
Niente di che.
Un'altra sconfitta di vita.
Quelle a cui non si fa l'abitudine.
Anzi, più ce ne sono e peggio è.
Si, perchè sono sconfitte che parlano di te.
Nello stesso tempo, con un silenzio assordante ed una voce urlante.
Quella dei tuoi pensieri.
Pensieri che, ancora una volta. non sono stati decriptati ma fraintesi e bistrattati.
Con quest'animo faccio il mio ingresso.
Senza nessuna gioia a portarmi conforto ne sollievo.
Appena apro la porta vedo uno spettacolo inaspettato.
Hanno transennato l'area break e portato via le macchine per il caffè.
L'unico momento di svago che oggi mi attendeva , mi ha abbandonato anche lui.
Anche lui senza avviso.
Rimango impietrito.
Guardo la grata dei lavori in corso, l'ostacolo, a quello che poteva essere il mio piccolo svago.
Con forza mi faccio coraggio e salgo in ufficio.
Devo trovare una alternativa.
Ma il rischio di quando ci si affida ad una sola scelta è quello di non avere alternative pronte.
Decido, vado nell'altra palazzina.
Esco dall'ufficio e tiro dritto , testa bassa.
Testa da sconfitto.
Riesco a prendere il caffè , finalmente.
E' lo stesso di quello che hanno tolto ma, non è la stessa cosa.
Va bene comunque.
Ritorno nella mia palazzina e, appena entro sento un vociare da bar .
Mi giro e le vedo .
Non le avevano portate via.
Le avevano solo spostate.
La cecità del dolore che porto, mi ha impedito di vederle.
Chissà quante altre cose non ho visto da un paio di giorni.
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