domenica 12 gennaio 2020

SBLOCCO

Senza renderti conto ti sei posto nella tua vita in uno stato di blocco. In cui ogni azione è meditata, soppesata e il più delle volte rinunciata. Sembra di fare, anzi fai, sempre le stesse cose, incapace di farne altre. Eppure se ti volti indietro eri tutt’altra persona. Hai affrontato inconvenienti, cambiamenti improvvisi, adattamenti, scoperto luoghi dove ti sei trovato a frequentare. Poi d’improvviso, molli un pò la presa, ti adagi nel quotidiano, come un riposo di tutto questo vivere frenetico e di improvviso non riesci più a muoverti. Sei quasi paralizzato. Ovviamente, analizzando a ritroso, l’origine di tutto questo lo si trova e lentamente se ne vien fuori. Ma non sempre è così, a volte bisogna farsi violenza e agire, nonostante tutte le paure e gli inconvenienti che hai soppesato. Così facendo, ti trovi nell’azione, e quando sei nell’azione, devi agire, non puoi più tornare indietro, devi vivere l’esperienza. Un pò quando metti in funzione una lavatrice, non puoi più aprirla, finché non finisce il suo ciclo di lavaggio. Ieri è andata così, complice una mattinata cominciata male, troppi caffè. Quelli bevuti il giorno prima e quelli che ha fatto la barista sotto casa mia, che ad ogni caffè che preparava mi faceva sobbalzare dal sonno, picchiettando per svuotare la polvere di caffè, quasi come fosse una specie di tortura, mentre invece era, è e sarà, solo frutto di un eco strutturale, che fa questi brutti scherzi. Alla fine mi sono alzato. Avevo deciso di svegliarmi prima rispetto al solito dì di riposo lavorativo, ma questo tipo di sveglia non l’avevo tenuta di conto. Pertanto mi son trovato a ritornare a casa prima del previsto. Lì è scattato il piano di sblocco. Ho deciso di fare quello che da tempo rimandavo a fare, valutando diverse opportunità, con l’unico risultato di non adottarne nessuna. Ma ieri mi sono fatto violenza, facendo quello che negli ultimi cinque anni ho fatto quasi tutte le settimane. Mi sono messo in viaggio, in treno, verso Milano, scegliendo questa opportunità rispetto alle altre. Son riuscito a fare tutto, pur avendo il timore di aver scelto la strada più pericolosa, piena di insidie e più lunga per fare ritorno a casa. Invece è stato terapeutico. Sembra strano ma andare a Milano, è stato come fare una passeggiata in montagna. Di quelle che all’inizio, al solo pensiero ti viene male, ma dopo che l’hai fatta ti senti rigenerato. Ecco andare a Milano mi ha rigenerato, mi ha rimesso in moto. Il bello è che guardandomi intorno, sembravano tutti smarriti come me, ma tutti allo stesso tempo rigenerati da quel vivere la città. E’ stato frenetico, come è la vita di Milano, ma allo stesso tempo efficiente. Quindi da Napoletano scaduto, ho capito che quel che mi mancava, che mi ero negato, e che sto capendo ora mentre scrivo, è la vita frenetica, lo smog, la folla di gente. Fantastico. Anche se a dire il vero, la sera al ritorno a casa ero stremato. Non so se per quello che ho fatto o se per il sonno negato dalla barista in azione. Stamattina mi sentivo diverso, più padrone di me stesso. Ho dormito anche bene, una meraviglia. Il Bar oggi era chiuso, giornata di riposo.

Nessun commento:

Posta un commento