martedì 17 gennaio 2017

CELLOPHANE

miei genitori, in camera da letto avevano due poltrone e un divanetto.
Cose inconcepibili per gli spazi abitativi attuali.
Almeno quelli relativi alle mie abitazioni in cui ho vissuto o vivo.
Ma la cosa che più ricordo e che mi è rimasto impresso di quella stanza , non è tanto la dimensione e la presenza di quel componente di arredo.
Ma piuttosto come quel componente di arredo veniva custodito.
Quelle poltrone e quel divanetto da quando sono entrati in quella camera , non si sono mai spogliati .
Sono stati tenuti con il cellophane che li proteggeva.
In più di quelle poltrone era quasi vietato farne uso.
C'erano perché dovevano esserci, non perché dovevano essere usati.
Questa esperienza di vita ha in qualche modo forgiato un mio modo di essere.
Come una spugna che assorbe , senza poter fare distinguo e che si trova intrisa di quell'esperienza fatta.
Così mi trovo anch'io a volte a fare così.
Come con lo smartphone che, per timore che si esaurisca la batteria , lo uso con parsimonia.
Non godendomi così il suo utilizzo appieno.
Fino a poco tempo fa credevo che questa fosse una scelta consapevole e precauzionale.
Invece ho capito, facendo un percorso a ritroso nel mio tempo che , è una scelta generata dalla mia convivenza con quel cellophane, per tutta la mia vita in casa dei miei.

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