Stasera ho visto un film i cui protagonisti erano dei rivoluzionari.
Dei partigiani sudamericani degli anni 70 che, ahimè hanno avuto la peggio.
Tre di loro l’hanno pagata caramente la loro audacia.
Sottoposti per 12 anni ad una reclusione e violenza psicologica nei loro confronti.
Come abbiano fatto a resistere non so, vedendo cosa hanno passato, dalle scene del film.
La cosa meravigliosa che il film ha reso è il momento della liberazione.
Il momento in cui ritornano a poter godere di ciò che erano stati privati, godendolo a pieno.
La luce, la libertà di camminare da soli, liberi, poter ritornare a vivere, riabbracciare i loro cari che, tenaci come loro, hanno resistito e atteso quel momento per tutti i 12 anni.
Come se anch’essi avessero vissuto una reclusione, libera ma con privazione degli affetti.
Tutto questo grazie alla maestria del regista e degli attori è stato comunicato agli spettatori che hanno tutti assimilato questo momento di ritorno al mondo.
L’ho capito ancor di più quando mi sono recato al bagno per pisciare.
Purtroppo quel cinema ha solo due cessi, uno per genere.
Noi maschi eravamo gli unici a dover pisciare, eravamo ben tre in fila, io ero il secondo.
Il terzo, con gli occhi carichi di rivoluzione del film, si è ribellato.
Non poteva attendere per dare sfogo a quell’urgente bisogno.
L’audace, vedendo il cesso delle femmine vuoto, si è fiondato dentro facendolo suo e occupandolo, come solo un rivoluzionario sa fare.
L’ho ammirato.
Io questa audacia non avrei avuto il coraggio di metterla in atto.
Forse se ne avessi un po’, la mia vita avrebbe un diverso svolgimento.
sabato 19 gennaio 2019
L’AUDACE
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