Rapportarsi con le persone, per me è un pò come cucinare.
Se tu sei un cuoco tradizionale e rispetti le ricette , difficilmente avrai problemi.
Sia con i piatti che cucini , sia con le persone con cui ti rapporti.
Certo farai qualcosa di tradizionale , di impersonale, ma non rischi nulla.
Io invece ho un modo di cucinare e rapportarmi con le persone , istintivo e creativo che, ha i suoi rischi e anche il suo fascino.
Il fascino della ricerca e della scoperta.
Quando cucini e ti rapporti cosi, susciti stupore, ammirazione a volte, sgomento, spiazzamento.
Se ti va bene anche il risultato finale va bene.
L'importante è essere molto attento a quello che fai prima di proporlo ad altri.
In modo da capire cosa è sbagliato e come rimediare.
A volte ci riesco, altre no.
Addirittura il più delle volte quello che faccio mi va molto bene e mi da molta soddisfazione.
Ma quando porti il tuo cucinato e il tuo modo di essere in offerta ad altri, allora quello è il vero feedback.
Feedback che conta se la persona che te lo da , è una persona che tu ritieni esperta nel dartelo.
Allora accade che quello che tu pensavi fosse un equilibrio, una meta raggiunta , per l'altro non lo è.
Quindi sei costretto a metterti in discussione.
A rivedere gli ingredienti, i sapori e le dosi.
A rendere sapido ciò che è insipido.
A rendere più amaro ciò che è troppo dolce.
E così via.
Se sei molto bravo, ed io non mi ritengo tale , rimedi subito.
Per cui quando ripropongo la stessa pietanza a chi il feedback te lo ha dato, commetto un errore ancor più grave.
Il piatto sarà troppo insipido, o troppo amaro.
Per paura di sbagliare ancora.
Perchè come la regola della cucina insegna, ciò che insipido si può salare e ciò che amaro si può dolcificare.
Il viceversa no.
Ma preferisco essere un cuoco istintivo, con tutti i rischi che ne conseguono.
Piuttosto che un cuoco tradizionale che con la sua impersonalità piacerà a tutti ma, non imparerà null'altro di quello che la ricetta gli dirà di fare.
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