Nella mia infanzia fino all’età adulta , a casa mia era assente.
Una scelta di mio padre per arginare la troppa generosità di mia madre.
Generosità che si sarebbe trasformata in costi da pagare esorbitanti, permettendone l’uso a chiunque.
Pertanto io sono cresciuto senza telefono.
Chi voleva contattarci, poteva farlo , telefonando a contatti alternativi.
Il Driin per noi , non era quello del telefono ma, la voce , urlante di mia zia, che da casa sua, dal balcone, ci comunicava chi ci aveva chiamato e perché.
Certo , questo era un annullamento della nostra privacy.
Ma io sono cresciuto in un ambiente in cui la privacy era assente.
Tutti sapevano tutto di tutti e senza nessun problema.
Era naturale , come le porte di casa sempre aperte , per far accedere chiunque del palazzo.
Come una unica abitazione.
Come una accoglienza sempre pronta.
Pertanto non ho mai sofferto lo stress da telefono.
Anche se la sua assenza mi avrà fatto perdere delle opportunità di contatto.
Ora , come a sanare quella mancanza, di telefoni sono pieno.
Ne ho uno in casa e ben due cellulari.
Neanche fossi una persona che tutti devono rintracciare, in qualsiasi momento.
Invece il risvolto della medaglia sta proprio in questo.
L’avere tanti telefoni non corrisponde a tante comunicazioni.
Anzi , se nessuno ti chiama su uno non ti chiamerà neanche sugli altri.
Un paradosso della comunicazione.
L’assenza e il silenzio , di fronte a tante possibilità di comunicare.
Forse il mio papà tutti i torti non ne aveva.
Era saggio.
Grazie alla sua scelta non abbiamo mai sofferto l’indifferenza degli altri gridata dal silenzio telefonico.
Ci ha permesso di vivere la vita per come veniva.
Senza attendere uno squillo.
Senza dover dire un PRONTO.
Ma essere PRONTI a vivere quello che la vita ci offriva.
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