sabato 9 novembre 2019

ATTACCHI DI PANICO

Avvertenza : quello che state per leggere potrebbe creare disagio o dolore a chi decidesse di continuare a leggere quanto scrivo. E’ una lettura per persone che hanno animi forti per poterla leggere. Si declina ogni responsabilità per eventuali side effect post lettura. Si inizia. Ebbene sì, ho gli attacchi di panico. Credevo di esserne immune. Non perché mi ritenessi una persona a cui queste cose non possano accadere, ma perché ritenevo di essere ben attrezzato, per non correre il rischio di caderci dentro. Invece ho imparato sulla mia pelle che anche il mezzo più attrezzato, più robusto, più resistente, ha un limite, quando non vede la buca che ha davanti, ci casca dentro. E cascare dentro una buca porta con se la complessità ad uscirne, credetemi è così. La buca diventa il tuo habitat quotidiano, ti costringe a viverla, a doverla affrontare, a renderti conto che tutti i mezzi che avevi ora non possono nulla, non ti sono di aiuto. Ti senti smarrito, non sai più come muoverti o meglio rimani imprigionato negli stessi spazi. Non riesci a trovarne altri. Pur trovandoli, sono sempre buche come le precedenti. E’ terribile. Percepisci qualcosa dentro di te che ti tiene bloccato e ti impedisce il normale fluire del vivere. Tutto sembra faticoso e inutile. Le cose che facevi prima non riesci più a farle. Ti manca la spinta per affrontarle, il coraggio o l’illusione a cui non credi più. Senza rendermi conto, o meglio facendo finta di non volermene accorgere, mi sono chiuso e accartocciato in me stesso, aggrovigliandomi senza più essere capace di liberarmi. Tutto è iniziato così, come ogni cosa che ha un inizio. Ho voluto riappropriarmi dei miei spazi, dopo 5 anni di intensi impegni, che alla fine non mi hanno a portato a nulla di quello di cui auspicavo. Spazi che ho capito, vivendoli, di essere vuoti del vuoto, e di non essere più capace a riempirli. Ho iniziato a dormire sempre di più, mentendo a me stesso, dicendomi che fosse il giusto compenso a tutti questi anni frenetici. Ma col tempo ho capito che forse c’era dell’altro e che così facendo mentivo solo a me stesso. Ma sono andato comunque avanti, inascoltando quell’insano riposo. Fino a ritrovarmi a svegliarmi con gli attacchi di panico. Aprire gli occhi, suonata la sveglia, ed avere paura ad affrontare la giornata ed il mondo. Sentirsi senza ossigeno. Aprendo tutte le finestre, ma non bastava. Poi la situazione si è evoluta, al risveglio la paura è stata cacciata via da qualcos’altro che ha preso il suo posto. Come un nuovo creditore che avesse acquistato il mio debito da quello precedente, oppure semplicemente un nuovo creditore, ma più spietato del precedente. Al risveglio non c’era più la paura ad attendermi, ma la mancanza di respiro. Come se mi avessero tappato la bocca e crudelmente mi facessero respirare d’improvviso, senza permettermi di abituarmi gradualmente. Come se ad un sub che immersosi per centinaia di metri, impedissero la compensazione e lo cacciassero fuori dall’acqua. Ecco questi sono i miei stati di panico, conscio che ne arriveranno altri più tremendi, ma li sto attendendo serenamente, con accoglienza, senza respingerli, ma affrontandoli, faccia a faccia. Non so se per casualità o destino, mi sono trovato, contestualmente, tra le mani e davanti ai miei occhi un libro che insegnava a gestire le emozioni negative e un docufilm su Netflix che parlava di cose simili. Forse quest’ultimo mi ha dato la spinta a scrivere questo. Se una ragazza americana di 15 anni ha avuto il coraggio di parlare di se stessa e dei suoi problemi, potevo e dovevo farlo anche io. Parlandone scrivendone. Lo faccio fottendomi di ciò che penseranno gli altri, conscio che altri che hanno simili problemi, il leggere può aiutarli ad affrontarli. Fortunatamente, scrivere, è uno di quelle cose che posso fare, senza che qualcuno vigliaccamente mi impedisca di farlo, come avviene per altro. Quindi nero su bianco, sperando che queste parole, oltre ad essere di aiuto a me per capire cosa è questo baratro in cui mi trovo, permetta ad affrontarlo e capirlo anche ad altri che lo vivono e non trovano le parole per descriverlo. Provo a farlo io per loro e per me. Magari creando un blog analogamente alla splendida ragazza americana. Coraggio non rimaniamo da soli. We stay united.

Nessun commento:

Posta un commento