sabato 30 novembre 2019

LA PANETTIERA DI HOPPER

Esistono situazioni che se le sai cogliere, ti permettono di vedere una visione mai vista di cose che hai visto tantissime volte con i tuoi occhi. Stasera è stata una di quelle occasioni, che devi cogliere in un attimo, altrimenti spariscono dalla tua vista. Ero di ritorno da un paesaggio buio, autunnale, dirigendomi verso il luogo che speravo mi donasse un pò di quella luce che non manca mai di darmi, neppure questa volta. Gera di Pizzighettone. Arrivato, vedo il ponte illuminato, di una bellezza poetica, ma la mia direzione è oltre. Vorrei stare li fermo ad osservare estasiato ma non posso, tengo que avanzar, come dicono in Spagna. Devo andare a parcheggiare, e proprio parcheggiando vedo quello che ho visto tante volte, in diverse occasioni e angolature diverse. Ma quella di stasera non l’avevo mai vista. Sembrava di vedere un quadro, un quadro d’altri tempi. Una donna dentro la bottega in cui lavora, chinata a registrare a penna chissà quali cose. Una bottega ormai vuota, di quel vuoto che è frutto del lavoro ben fatto, in quanto si è venduto tutto. Un qualcosa di antico e affascinante. Quell’immagine era la sintesi di quella donna, di quella bottega, del lavoro svolto, del luogo in cui si trova. Sembrava una sospensione del tempo attuale. Un’immagine di calma, di concretezza, di vita umana. Un’azione distante da qualsiasi realtà tecnologica, come se fosse un’opera d’arte li installata, per raffigurare come si lavorasse un tempo. Invece no, era pura realtà. Era la panettiera che faceva il suo lavoro di chiusura. Senza ausilio di tecnologia o altro, tutto di suo conto. Una sintesi affascinante. Come un quadro di Hopper. Annalisa, la panettiera di Hopper, lui l’avrebbe disegnata proprio così. Ne più, ne meno.

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