venerdì 8 novembre 2019

LA BARISTA TERAPEUTICA

Sono giorni di angoscia.
Il panico ti prende appena apri gli occhi, come un gatto che aspetta che ti svegli, posato sul tuo corpo in attesa di incrociare l’apertura dei tuoi occhi, per dargli da mangiare.
Blocca tutto il tuo agire, ogni scelta è un peso, persino scegliere il bar dove andare a prendere un caffè.
Fai tante valutazioni, per non aggiungere danno al danno.
In più la pioggia che naturalmente cade, presentandosi in un periodo in cui la sua presenza è nota, sembra diventare un ostacolo in più.
Manca la luce del sole, ti manca l’aria eterica.
Ti senti più imprigionato, come se non avessi più libertà di scelta e fossi obbligato ad andare dove è più saggio andare o addirittura non uscire per niente.
Ma fortunatamente la consapevolezza di sentirsi prigioniero, se ne hai la forza, ti spinge ad evadere.
Ad affrontare quell’ostacolo climatico che forse è solo un ostacolo mentale.
Quando evadi però, ti viene voglia di osare ancor più, andare verso strade diverse dalle solite.
In cerca di un conforto alla tua angoscia, anche se non sai cosa possa essere e anche se sai, che non trovandolo, starai ancora peggio.
Ma l’audacia è stata premiata.
Nel bar dove mi sono diretto, a lavorare c’era lei.
Lei che ha la predisposizione naturale ad accogliere, accarezzandoti la mente, come ho potuto notare fare verso altro cliente, entrato appena dopo di me.
Lei che sa dirti quella piccola parola di saluto in modo sincero.
Lei che sa preparare il caffè come deve essere fatto, dandoti la giusta carica per affrontare il giorno che ti aspetta fuori dalle porte del bar.
Lei che se affronti un discorso non è mai banale.
Lei che ti colpisce per la sua maturità di donna, difficilmente da trovare in giro.
Lei che usa carta e penna per annotarsi le cose, anziché farsi inquinare dalla tecnologia.
Lei, la barista terapeutica.

Nessun commento:

Posta un commento