Ho sempre dato una accezione negativa a questo termine.
Ho sempre disapprovato chi ne facesse uso.
Lo consideravo un non voler conoscere, un giudicare senza esperienza alcuna.
Oggi però, ascoltando una intervista radiofonica, ho compreso un altro aspetto di questo vocabolo, il valore positivo e utilitaristico, che non avevo mai considerato.
Pur praticandolo quotidianamente.
Si oggi ho scoperto di essere anch’io una persona che vive agendo con pregiudizio.
Perché senza di esso, si rimarrebbe annegati nel mare del tutto.
Avere tutto, vuol dire non avere nulla.
Allora bisogna scegliere qualcosa in quel tutto.
A volte si sceglie con raziocinio, a volte per gusto, a volte per curiosità.
Ma il più delle volte non si sceglie per pregiudizio.
Ma non il pregiudizio ignorante, a scapito di qualcuno o qualcosa.
Ma il pregiudizio che ci permette di escludere parte di quel tutto, per non esserne sopraffatti e schiacciati.
Si sceglie un luogo in cui non andare, un libro non da leggere, un film da non vedere, un bar da non frequentare, una persona da non conoscere.
Tutto questo lo si fa per esercitare la nostra scelta nel nostro vivere quotidiano, nel nostro sopravvivere.
Ma la cosa bella di questo agire con questo tipo di pregiudizio, è che quanto involontariamente ti trovi a conoscere ciò che avevi scartato per pregiudizio, può capitare di rimanerne affascinato e pentirsi di non aver fatto quella scelta prima.
Ma non si può scegliere tutto, occorre selezionare, proprio grazie al pregiudizio.
E si può scegliere, ciò che prima avevi scartato pregiudizievolmente, grazie alla tua umiltà e alla tua onestà intellettuale.
Questo fa la differenza.
Come la protagonista di “L’amore al tempo del colera” di Gabriel García Marquez.
PREGIUDE
I've always taken a negative view of that term.
I've always disapproved of its use.
I considered it a not wanting to know, a judgement without any experience.
Today, however, listening to a radio interview, I understood another aspect of this word, the positive and utilitarian value, which I had never considered.
Even though I practice it daily.
Yes, today I discovered that I too am a person who lives by acting with prejudice.
Because without it, one would be drowned in the sea altogether.
To have everything means to have nothing.
Then you have to choose something in that everything.
Sometimes you choose with reason, sometimes out of taste, sometimes out of curiosity.
But most of the time you don't choose out of prejudice.
But not ignorant prejudice, at the expense of someone or something.
But the prejudice that allows us to exclude part of that whole, so as not to be overwhelmed and crushed by it.
You choose a place not to go, a book not to read, a movie not to see, a bar not to attend, a person not to know.
All this is done to exercise our choice in our daily life, in our survival.
But the beautiful thing about this acting with this kind of prejudice, is that when you involuntarily find yourself knowing what you had discarded for prejudice, it can happen to be fascinated and regret not having made that choice before.
But you can't choose everything, you have to select, precisely because of prejudice.
And you can choose what you had previously discarded prejudicially, thanks to your humility and intellectual honesty.
That makes all the difference.
Like the protagonist of "Love in the Time of Cholera" by Gabriel García Marquez.
Nessun commento:
Posta un commento