martedì 10 settembre 2019

IL CAPPOTTO

Mi son chiesto se avesse senso scrivere cosa mi sia accaduto. Se possa interessare a qualcuno oppure sia solo una mia esperienza di vita da tenere con me. Ho provato a raccontarla ad un’amica, ma le parole della mia bocca sono diverse dalle parole della mia tastiera, per cui non sono riuscito nell’intento. Il dubbio era ancora forte, poi ho deciso di prepararmi il caffè in casa anziché andare al bar, su Netflix ho finito ieri sera di vedere una serie, per cui non avendo altro da fare, la scrivo. Oggi mi è accaduto qualcosa che io ritengo fantastico, straordinario, frutto della mia sensibilità e del mio essere un imperterrito sognatore. E’ accaduto questo. Oggi mi sono recato in Biblioteca per restituire un libro preso in prestito, approfittando dell’opportunità della chiusura in tarda ora. Era un libro di una scrittrice di origine Bengalese, di cui sono non segretamente innamorato, grazie alla sua suadente voce, alla sua immensa proprietà di linguaggio e alla sua non di meno bellezza. Il libro letto ha un filo conduttore in un altro libro. Un libro di uno scrittore Russo. Questo libro è il legame narrativo di tutta la storia. Un libro che segna il destino dei due protagonisti, un padre e un figlio. Il primo grazie a questo libro riesce a salvarsi da un tremendo incidente ferroviario. Per cui in cuor suo a questo libro deve tutto, dichiarandogli una eterna riconoscenza. Il secondo, venuto al mondo grazie all’uso che il padre ha fatto di quel libro, é colui tramite il quale la riconoscenza viene restituita, decidendo il padre di dargli il nome dell’autore di questo libro. Ovviamente il figlio, non conoscendo la storia, sente un peso insopprimibile per questo nome assegnato, fino ad odiare per la vita intera, quel libro e il suo autore. Il libro, per il resto del racconto, viene messo da parte, accantonato, richiamato solo per ricordare quel peso di quel nome assurdo da portare. Il libro, come un filo che deve tenere unito il tutto, riappare alla fine, per andare in soccorso di quel figlio che causa gli accadimenti della vita si trova da solo e quel libro sarà l’unico legame che lo potrà tenere unito a ciò che è stato ed ora non c’è più. Il libro passa da oggetto odiato ad un oggetto di soccorso di vita, così come aveva agito per suo padre all’inizio della sua presenza in quella famiglia. Perché ho raccontato questo ? Cosa mai può aver a che fare con me ? In effetti anch’io pensavo di andare in biblioteca, consegnare il libro e prendere in prestito il nuovo. Ma varcata la porta, l’occhio mi cade sul cesto dei libri che la biblioteca, non potendoli usare, mette a disposizione di chi li vuole portare con se, di chi vuole adottarli. Tra questi spiccava davanti a tutti “Il CAPPOTTO”, il libro filo conduttore del libro consegnato. L’ho preso subito, un segno del destino mi sono detto. Chissà se salverà anche me e in che modo. Oggi è accaduto questo. Fantastico, no ?

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