giovedì 25 aprile 2019
CONOSCENZA CONFINATA
Oggi ho avuto conferma, per esperienza diretta, di come siamo, e di come sono, convinti di conoscere qualcosa e di conseguenza anche qualcuno.
Basiamo questa nostra convinzione in base alla nostra esperienza, che nasce dal nostro vissuto.
Crediamo che quello che noi vediamo abbia una sola decodificazione, la nostra.
Che riteniamo essere la sola realtà possibile.
Ma non è così.
Me lo ha ricordato una fotografia presente in un libro.
Una foto che raffigurava un palazzone dormitorio, con tutte le finestre e balconi chiuse da inferriate.
Questo palazzo si trova in Giappone e io in base alla mia esperienza, stupendomi, ho subito collegato l’utilizzo di quelle inferriate come a difesa della propria proprietà.
Un proteggere i propri beni, dai mali intenzionati.
Proprio come si nota in alcuni palazzi, o villette, qui da noi.
C’era una cosa che però non capivo, che comunque non mi ha fatto cambiare giudizio, ossia che queste inferriate, a differenza di quelle che si vedono da noi, anziché occupare solo i primi piani o gli ultimi, occupavano ogni finestra o balcone del palazzo, indipendentemente dal piano.
Leggendo il libro, mi è stato spiegato il perché e mi è stato dimostrato di avere torto.
Quelle inferriate erano si messe a protezione, ma non dai ladri, ma della vita di ogni condomino, per evitare un possibile suicidio, causa depressione.
La cosa mi ha sconvolto e preoccupato, anche perché il Giappone è sempre stato, e lo è tutt’ora, per sua natura un paese precursore di tante cose, tra cui il mal di vivere dei giorni nostri, poi replicati in altre parti del mondo.
Ma quello che più mi ha fatto riflettere è stato il mio errato comportamento.
Quello di credere di aver capito quello che aveva visto, mutuandolo dalla sua esperienza.
Quanti di noi fanno questo errore, giudicando erroneamente qualcosa o qualcuno.
Un giudizio nato da un pregiudizio, sorto da una nostra conoscenza.
Conoscenza che credevamo sconfinata, invece ci viene dimostrato che è una conoscenza confinata al nostro vivere.
Non so se questa esperienza mi permetterà in futuro di non ricadere nello stesso errore.
Sono troppo vecchio per resetare quanto di già, erroneamente, consolidato nella mia memoria.
Ma il fatto di accorgersi di aver sbagliato, e ammetterlo e capire che lo stesso errore possa averlo fatto chissà quante volte in passato, è sempre meglio di chi, comunque ,pur leggendo, non ci arriva neanche, e si limiterà a dire, continuando nel suo pregiudizio, che solo in Giappone possono accadere cose di questo tipo
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