Stamane ho dovuto fare gli esami del sangue.
Essendoci lo sciopero dei treni e, anche per comodità, li ho fatti, come sempre, a Milano, al solito centro prelievi della ASL.
L’ultima volta è stato un delirio.
C’erano dei lavori in corso e personale in sostituzione a quelli effettivi.
Risultato , caos totale e attese di tempo lunghissime.
Stamane ero già preparato ma, essendo riuscito a prendere il treno prima e , arrivato prestissimo, ero confidente nel non avere problemi.
Appena arrivato, noto che è tutto rinnovato.
I lavori in corso sono terminati.
L’ambulatorio vecchio e triste di una volta è diventato un ambulatorio moderno.
Appena sono entrato , tutte le mie paure e sospetti sono svaniti.
Di fronte a tanta efficienza e bellezza architettonica, anche le attività che si svolgono all’interno non possono che essere dello stesso tipo.
Questa illusione è durata 20 metri.
Il tempo di mettere piede in sala accettazione per il ticket.
Su sei sportelli aperti appena due.
E dietro ogni sportello l’efficienza lasciava lo spazio alla lentezza.
Financo la stampante, adibita a stampare le etichette per le analisi, si è messa a riposo.
Pur essendo un automa e agire dopo comando, influenzata dall’ambiente si è adeguata anche lei.
Arrivato al centro prelievi, la lentezza che poteva essere giustificata dall’anagrafica di chi ci lavorava, si è attenuata.
Me la sono sbrigata in breve tempo.
Oggi ho imparato , quello che da tempo sto percependo e non riesco a farmene una ragione.
Ossia che l’immagine è tutto, predomina su ogni cosa.
Ma quel tutto vuol dire che è tutto quello che c’è.
Oltre c’è il nulla.
E pensare che quando era un ambulatorio fatiscente , la gestione in fase di accettazione e prelievo era di una efficienza ammirevole.
Però a ben pensarci, le sedie erano scomode e usurate, ora sono nuove e comode.
Funzionali all’attesa che ci aspetta.
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