Come ogni sabato mattina, ho preso la macchina e sono andato al mio paese defaticante a bere il caffè.
Il bar che frequento è l'emblema della pura genuinità e semplicità.
Ci conosciamo quasi tutti ed io sono tra i più giovani.
È un luogo per sedare i nostri pensieri o fare due chiacchiere per sconfiggere la solitudine.
Da gente semplice che sono, non hanno timori ne fanno calcoli nell'esprimere ognuno di loro la sua opinione.
Oggi ancor di più.
Ero curioso di sapere come avrebbero reagito, verbalmente, agli accadimenti parigini.
Stranamente si parlava di altro, di caccia, oggi inizia la stagione.
Finché non è arrivato lui.
A quel punto la discussione si è animata e , si è arrivati alla conclusione che, ognuno di noi deve essere guardiano della libertà dell'altro.
Non si può pretendere che qualcuno ci difenda se non iniziamo prima noi a difenderci.
Un discorso di sostanza filosofica, quasi voltere-iano.
Io ho ascoltato senza intervenire, affascinato da questi pensieri semplici.
Ho pagato e dopo sono uscito .
Poi sono ripassato davanti al bar e incontro lui.
Prima non ci avevo fatto caso.
Andava in giro con una sega elettrica.
Un modo esagerato per difendere la propria libertà ma, ognuno ha le sue armi.
Poteva essere una scena di un film di Tarantino, invece è stata una scena reale in un paese padano .
La reazione al post Parigi di ieri sera.
Ovviamente la sega elettrica in mano a quella persona era del tutto casuale.
Ma la mia mente di cinefilo, mi ha fatto ipotizzare questa sceneggiatura.
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