martedì 27 settembre 2016
LA MIA AMICA TEDESCA
Sono a teatro ad assistere ad un opera di Bertold Brecht, il cerchio di gesso del Caucaso.
Chissà perché la mente va a lei , la mia amica tedesca di quando ero un bambino.
Colei che mi ha aperto al mondo , alla lettura e ad apprezzare il bello delle cose anche in un contesto squallido.
Arrivò nella nostra classe a scuola già iniziata.
Bellissima , con gli occhi azzurri e i capelli biondi.
Veniva dalla Germania, Germania dell’Est ma, era venuta a vivere in Russia causa il lavoro dei suoi genitori.
È stato per me un amore a prima vista, mai corrisposto purtroppo, anche se a dire la verità non ho mai osato dichiararmi.
Era una bambina speciale.
Non solo perché era bella ma rispetto a noi aveva un qualcosa in più.
Forse perché avendo viaggiato e vissuto in diversi paesi ciò l'aveva resa più permeabile ad acquisire tutte le cose belle che aveva avuto modo di vivere anche se i posti erano quelli che erano.
Si fece subito amare da tutti , maestre comprese .
Fatta eccezione per una che non amava i tedeschi, risentimenti di guerra, fatti del passato, sepolti ma non dimenticati.
Ancora oggi non mi spiego come quella maestra potesse identificare quell’amore di bambina in chi aveva commesso cose atroci, solo perché era di quella nazione, come a dimenticarsi che noi avevamo avuto Stalin.
Non si tirava mai indietro in qualsiasi cosa la coinvolgevamo.
Sapeva essere di compagnia e conosceva bene l’importanza del gruppo.
Ricordo che la convincemmo a fare uno scherzo alla nostra insegnante di tedesco che non sapeva che lei fosse tedesca o faceva finta di non saperlo per non demoralizzare noi che il tedesco faticavamo ad imparare.
Ad ogni domanda lei rispondeva in tedesco perfetto, fintanto che la maestra , forse per stare al gioco della offesa la faceva uscire dalla classe.
Fosse capitato a qualcuno di noi ne saremmo rimasti traumatizzati.
Una macchia indelebile nella nostra autostima.
Lei invece no.
Per lei ogni momento era vita, perdere tempo per angosciarsi non era incluso nel suo vivere.
Anziché piangere e mettersi in un angolo, approfittò di quella occasione per visitare la scuola.
Andando in luoghi che mai frequentavamo.
Era una esploratrice della vita.
Al ritorno mi disse che aveva scoperto tante sale vuote, la palestra e la biblioteca, un luogo in cui potevi prendere in prestito dei libri e leggerli.
Io che i soli libri che leggevo erano quelli che ci dava il regime per studiare.
Ma lei no, lei non era russa , aveva una mente libera, osava a differenza nostra.
Leggeva non so quanti libri ed ogni volta i suoi occhi avevano una bellezza diversa.
Portavano dentro di loro l'esperienza letta.
Io che non osavo andare in biblioteca visto che nessuno mi aveva dato il permesso, le chiesi se poteva raccontarmi delle storie.
E lei lo faceva felicemente.
Dopo anni le nostre strade si separarono, non ricordo il perché, forse i suoi dovettero trasferirsi per lavoro.
Non l'ho più rivista anche se la porto nel mio cuore , tuttora che sono padre di due figli.
Sono certo che il suo lavoro avrà a che fare con i libri.
Scrittrice, libraia chissà.
E sarà anche una splendida mamma che cullerà i sogni dei suoi figli con i suoi racconti accompagnati dalla sua bellissima voce, come faceva con me facendomi restare estasiato ad ascoltarla.
Questa era la mia amica tedesca.
La donna che porterò sempre nel mio cuore, ovunque si trovi adesso.
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