Sono nato e cresciuto tra sarte e pellicciaie.
Ho respirato quei luoghi pieni di magia per tutta la mia infanzia.
Ma tra le tante cose che ho fatto non ho seguito le orme di famiglia.
Ma in realtà, il sarto in un modo l'ho fatto.
Almeno per come mi dicono gli altri.
Faccio il sarto di ruoli.
Mi cucio addosso i ruoli che vorrei essere e non sono.
Un po' come un bambino a carnevale che si veste da supereroe.
Anche se da piccolo i miei unici vestiti di carnevale sono stati dartagnan e pulcinella.
Non che li avessi scelti, quelli c'erano per me.
Per cui crescendo, avendo vissuto l'impossibilità di scegliermi i vestiti che avrei voluto, ho portato questo mio vuoto da colmare nel quotidiano.
Per cui faccio l'amico di persone che non mi sono amici.
Faccio il gentile con gente che con me non lo fa.
Faccio l'innamorato pur sapendo di non poterlo fare e non potermelo permettere , o quando ormai il sipario è calato e la commedia è finita, ma io imperterrito continuo a recitare.
Ridicolmente me ne vado in giro con questo ruolo cucito addosso, dimenticando o volendo dimenticare che sotto c'è ben altro.
Un vuoto e nulla più.
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