giovedì 20 ottobre 2016

SANTA KLAUS

Da piccolo io è come fossi stato adottato dai miei vicini di casa.
Forse perché la prossimità anagrafica con due dei loro figli lo ha permesso.
O forse perché vedevano quello che di schifoso accadeva tra le mura di casa mia con i miei fratelli.
Un bambino abbandonato e isolato dai suoi fratelli.
Con loro andavo a mare.
Con loro ho imparato a tuffarmi.
Grazie a loro ho imparato ad andare in bicicletta.
Con loro ho imparato come essere galantuomo , offrendo un pranzo ad una donna, ma questa è un’altra storia che non può essere limitata in queste poche righe.
A mare andavamo con una bellissima Mercedes beige.
Il loro papà lavorava per il consolato tedesco e quella macchina gli veniva concessa per servizio e uso privato.
Ma il bello di quella macchina non era il lusso del tipo di macchina, ma lo spazio per accogliere chi aveva bisogno di essere accolto.
Ossia io.
In quella Mercedes , io ero coinvolto.
Mi si parlava , si giocava con me.
Qualcosa per me insolito e inusuale.
Ma la cosa che ricordo con più tenerezza era il natale tedesco.
Loro mi portavano insieme ai loro figli alla festa di Santa Klaus al consolato tedesco di Napoli.
Era qualcosa di magico.
Mi ricordo questa enorme sala piena di bambini seduti, ma forse era grande perché io ero bambino.
In quella sala proiettavano film per noi.
E a fine film c’era un altro spettacolo , dove a farlo erano chiamati i bambini.
Si chiedeva di recitare una poesia , una canzone.
Nessuna ne aveva il coraggio , tutti intimiditi , tranne uno.
Io ovviamente.
Ero la star di quegli incontri, l’unico che aveva il coraggio di alzarsi e recitare in pubblico.
E poi c’era il momento più bello, la consegna dei dolci per ogni bambino.
Dolci che non mi sarebbero spettati, non essendo figlio di dipendente.
Ma io ero la star.
La star del SANTA KLAUS napoletano.

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