Ci ho pensato tanto prima di scrivere questa storia.
Poi mi sono detto perché non parlare della fenomenologia della pazzia.
Stando alla pura cronaca , un uomo ha ucciso , massacrando di botte un barista , per averlo , a suo dire , umiliato .
Un gesto riprovevole e da condannare .
Si ma perché è successo ?
In generale quando si rimane emarginati , la vita viene vista in un'ottica diversa.
Cambiano i limiti, aumentano le sensibilità .
Cresce la confusione .
Si inizia a non capire il perché di alcuni eventi .
Si ragiona , si pensa ma non si riesce a trovare un perché .
Intanto il cervello va.
Parte.
Non si ferma più .
Ciclo continuo .
Come un criceto su di una ruota .
Da qui inizia la pazzia o quello che diverrà tale.
Si cerca di interpretare tutto .
Ogni sguardo, ogni espressione .
Come se il cervello fosse in continua ricerca di elementi a giustificare quello che ti accade.
Immagini che si parli male di te .
Ti accorgi di persone che appena ti scorgono smettono di parlare .
Sarà casuale , ma tu non lo pensi perché inizi a dare una spiegazione a tutto, forse a troppo e inutilmente .
Ma non puoi farne a meno , è un processo mentale che sta facendo il suo corso .
Da piccolo , nei film americani che vedevo alla tv con mia madre , c'era una scena che non riuscivo mai a capire .
La segretaria che di improvviso piange.
Ora capisco quel perché .
So cosa vuol dire.
Ci si sente esclusi .
E a questo ognuno reagisce come può .
Si piange come le segretarie , oppure ci si allontana da tutti tanto nessuno ti comprende oppure vai fuori di testa e accade quello che è successo a Torino .
Ma mi chiedo , qualcuno lo ha mai aiutato ?
Gli ha mai parlato per capire il dolore che portava con se ?
Gli ha mai offerto un caffè ?
Lo ha mai contraddetto , dimostrandogli che la realtà non era la sua ma un'altra ?
Non credo .
Siamo tutti bravi a parlare , dopo .
Ma nel durante nessuno fa nulla .
Questo permette alla follia di trovare più spazio dove alloggiare .
Ecco cosa è successo .
Vi auguro che non vi accada mai .
Perché si rischia di impazzire .
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