Ieri sera alla radio, anzi al Podcast , fa più figo, ed è comunque la verità, ho avuto il piacere di ascoltare una canzone di Fabrizio De Andrè che, non avevo mai sentito oppure si ma, non trattando di cose che mi riguardavano, non gli avrò prestato attenzione.
Già , come è strana la vita, ti accorgi di qualcosa solo quando ti parla e ti racconta, o meglio tu ti rivedi in essa.
La canzone è "La ballata dell'amore cieco".
La canzone mi ha subito rapito, perchè parlava di cose che sento e che vivo, purtroppo.
Certo è una estremizzazione della situazione ma, rende molto l'idea.
Stamane mi sono informato e ho scoperto una cosa che mi ha onorato.
De Andrè non scriveva queste canzoni tanto per scriverle o per toccare corde sensibili a queste parole e guadagnarci su.
No, lo faceva a scopo terapeutico, portava nelle sue canzoni la sua esperiemza di vita, di uomo ingannato dall'amore.
Canzoni alcune inventate da lui alcune riadattate da poesie da cui ha tratto spunto, come quella di ieri sera.
"Cavolo !!!" mi sono detto "Proprio quello che sto facendo io da tempo".
Certo non pretendo di essere un De Andrè , ne De Andrè era un Giuseppe, fortuna sua.
Ma il fatto di aver trovato la stessa modalità , senza volontà di emulazione, mi fa piacere.
Non sarò mai un De Andrè.
Ma sarò sempre un uomo sensibile che si farà coinvolgere dai sentimenti totalmente, amando alla follia e soffrendo alla follia.
Non mi resta che trarne profitto da questo, per non restare travolto dalla piena delle lacrime di dolore che provo.
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